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Anonymous - il fenomeno di protesta della rete - Attività ed iniziative 2

Attività ed iniziative 2

Anonymous

Attacco al forum Epilepsy Foundation

Il 28 marzo 2008 il Wired News riporta la notizia che degli hacker identificati come Anonymous avevano attaccato il forum di un'associazione sull'epilessia apportando modifiche al codice e pubblicando immagini con lo scopo di provocare convulsioni ed emicranie negli epilettici fotosensibili. Poco dopo il RealTechNews riportò la notizia che anche il forum del National Society of Epilepsy della Gran Bretagna aveva subito lo stesso attacco.

A breve distanza di tempo in un comunicato Anonymous negava qualsiasi legame con le due azioni accusando della cosa la chiesa di Scientology intenta nel rovinare l'immagine pubblica di Anonymous.

Riguardo a queste azioni l'FBI dichiarò che "non è stato trovato alcun collegamento di Anonymous con queste azioni e che non ci sono ragioni per credere che queste accuse verranno alzate contro il gruppo".

Il giorno del porno su YouTube

Il 20 maggio 2009, i membri di Anonymous pubblicarono centinaia di video porto su YouTube taggandoli come video per bambini e famiglie. L'attacco pare sia stato causato dalla cancellazione di un video musicale da parte di YouTube.

Iranian Green Party Support

Il 20 giugno 2009, dopo le elezioni in Iran e dopo le dichiarazioni di brogli elettorari, Anonymous, The Pirate Bay e vari hacker iraniani lanciarono il sito Green Party of Iran, con lo scopo di diffondere le notizie dei disordini e delle proteste in Iran. Nonostante i tentativi di censurare il sito, da parte del governo, vi furono subito più di 20.000 contatti. Ora il sito fornisce notizie e supporto agli iraniani che protestano.

Operazione Didgeridie

Nel settembre 2009 alcuni governi avevano cercato di bloccare l'accesso ad alcuni imageboard. Il più attivo fu il governo Australiano, con un piano dilcensura a livello degli Internet Service Provider.

Al fine di tutelare i diritti civili Anonymous lanciò due attacchi, il primo, "intimidatorio", il 9 settembre 2009 provocando il blocco del sito del primo ministro Rudd. Il secondo, più concreto ed organizzato, il 10 febbraio 2010 provocò il defacciamento del sito del primo ministro, reso offline per tre giorni il sito del Parlamento Australiano e creato problemi anche al sito del Dipartimento per le Comunicazioni Australiano.

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